Il crowdfunding (o “finanziamento collettivo” in italiano) è uno strumento digitale con il quale un soggetto che intende sviluppare un progetto di business o portare avanti una causa sociale può raccogliere fondi da terze parti interessate, attraverso delle piattaforme web create ad hoc, con l’obiettivo di raccogliere le risorse necessarie per attuare l’iniziativa preposta. È nella sostanza, quindi, una pratica di microfinanziamento.

Il finanziamento collettivo si può riferire a iniziative di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all’arte e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all’imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica. Il crowdfunding spesso si rivela determinante soprattutto per le startup che necessitano di “lanciare” il proprio progetto o la propria idea sul mercato.
È, inoltre, un potente mezzo che incentiva e promuove l’innovazione tecnologica e il cambiamento sociale, abbattendo le tipiche barriere dell’investimento finanziario fatto dai tradizionali intermediari (istituti di credito).

Curiosità:
Colui che ha portato alla notorietà il crowdfunding oltreoceano è Barack Obama, pagando parte della sua campagna elettorale per la Presidenza con i soldi donati dai suoi elettori, che erano i primi portatori di interesse.
In Italia un primo interessante esempio di finanziamento civico è quello lanciato dal Comune di Bologna per il restauro del Portico di San Luca, uno dei monumenti simbolo del capoluogo emiliano.

Esistono diverse forme di finanziamento con il crowdfunding:

  • Finanziamento sotto forma di capitale di rischio
    Anche detto equity crowdfunding, è un metodo di finanziamento che consente alle società di raccogliere risorse finanziarie dal pubblico, a fronte di quote azionarie.
    Secondo la definizione adottata da Consob (l’autorità italiana per la vigilanza dei mercati finanziari): «Si parla di equity crowdfunding quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.»
    L’attività delle piattaforme che gestiscono questi processi, proprio perché rivolta ad un pubblico di potenziali investitori non necessariamente qualificati, assume i contorni del pubblico risparmio e dunque si presta ad essere regolamentata nell’ambito MiFID.
  • Finanziamento collettivo per prestito
    Con tale modalità, persone fisiche e giuridiche possono decidere di prestarsi fondi reciprocamente, a un tasso di interesse più o meno alto, al fine di realizzare un progetto. In questo caso è definito anche peer to peer lending (P2P). Esiste anche una forma di finanziamento collettivo per prestito, definita invoice trading, in cui il prestito è garantito da fatture emesse da chi richiede i fondi.
    Questo settore risulta più maturo rispetto ad altri tipi di finanziamento collettivo e in forte crescita.
  • Finanziamento per donazione
    Con questo ultimo modello, i sostenitori del progetto contribuiscono al medesimo finanziandolo senza aspettarsi un beneficio tangibile dalla donazione. Sono spinti cioè dalla dedizione-attaccamento alla «causa» e dall’emotività che la campagna è riuscita a suscitare. Per questo motivo, il donation-based è particolarmente sinergico con le organizzazione non a scopo di lucro o con quelle impegnate nel sociale.

Quali sono i vantaggi del crowdfunding?
Dal punto di vista delle imprese, il vantaggio è di aprirsi a un sistema di finanziamento innovativo e democratico, poiché l’esito della raccolta dipende solo dalla valutazione sulla qualità del business plan presentato sulle piattaforme ai potenziali investitori, e non da fattori collaterali come il network di conoscenze o zona di provenienza, almeno in teoria. Una via di uscita interessante per le PMI che non riescono a ottenere credito dal sistema bancario, ma anche un’alternativa al mercato – carente – dei venture capitalist (investitori privati) attivi in Italia.

E gli svantaggi?
Più che di svantaggi, si può parlare di rischi, soprattutto dal lato degli investitori. Il primo è la possibilità di perdere soldi quando l’azienda finanziata non riesce a ottenere i risultati sperati. Ad oggi, sono 133 in Italia le startup che hanno avviato una campagna online per incassare risorse. Non è dato sapere quante siano rimaste in piedi o abbiano messo davvero a frutto risultati capaci di ripagare i propri investitori. In secondo luogo, bisogna considerare che la Consob vigila sulle piattaforme in sé e non sulle informazioni pubblicate dalle aziende.

FONTE:
Wikipedia
Il Sole 24 ORE


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