Il colloquio di lavoro, se lo guardiamo da una certa prospettiva, potremmo equipararlo all’attività di un agente commerciale. L’agente commerciale siete voi, pronti ad avere un colloquio col vostro acquirente, il selezionatore, e a vendere voi stessi. Più sarete convincenti più avrete possibilità di riuscita, e finalmente potrete ottenere il vostro compenso, il posto di lavoro in cui tanto avete  sperato e che finalmente vi siete meritati. Oggi non è raro possedere un titolo di studio di alto livello e sempre più persone, secondo le statistiche, conseguono la laurea. Questo è il motivo per cui si assiste spesso a casi di grandi menti, reduci da un’eccezionale carriera universitaria, che al momento del reale confronto con il mondo del lavoro si dimostrano pessimi venditori della loro figura professionale.

Accade che, quando si sta per sostenere il colloquio che vale una vita, si rischia di essere divorati dall’uomo minaccioso che si trova di fronte a voi, dietro una scrivania, seduto su una comoda sedia con nessun altro obiettivo se non quello di mettervi in difficoltà per capire se siete da ritenere solo una perdita di tempo al quale porre un fine. Per quanto possa sembrare severo e ingiusto, questo è il compito che le aziende chiedono di svolgere ad uno Human Resource Manager.

Ma adesso andiamo alla pratica, vediamo quali sono alcuni  dei pregiudizi negativi e positivi che un selezionatore può farsi su di voi, come evitare i primi e come stimolare i secondi, ma anche quali sono i segreti, gli stratagemmi e i trabocchetti utilizzati da un selezionatore nel corso di un colloquio di lavoro.

Primissima impressione

Un colloquio dura mediamente 20/30 minuti, gli studi dimostrano che i primi 3-5 minuti incidono per più del 50% sulla scelta finale. Comprendiamo facilmente come l’atteggiamento mostrato nella prima frase del colloquio sia importante e possa influenzare il resto della conversazione, anche aspetti come la stretta di mano possono assumere forte rilevanza.  Le apparenze influiscono su tutto ciò che le fa seguito, è il cosiddetto effetto alone.

Il completo e la cravatta non rappresentano l’unica soluzione estetica per un colloquio di lavoro, né tanto meno sempre la più efficace. Bisogna infatti sempre modulare il proprio outfit a seconda dell’impresa con la quale si è preso appuntamento e della posizione che si desidera coprire al suo interno.

Un aspirante CreatorContents o Designer che sostiene un colloquio per Google non credete che sarebbe fuori luogo presentandosi in giacca e cravatta? Darebbe l’aria di non essere la persona che cercano. Il discorso inverso può valere per un avvocato che si presenta con un’eccentrica T-Shirt colorata, l’idea è più comica che professionale.

Il linguaggio del corpo

I movimenti delle gambe e delle braccia sono sempre sotto osservazione da parte del recruiter, infatti sono un parametro per misurare la tensione nell’esaminato e la sua gestione di quest’ultima. Per questo è importante misurare i propri gesti, i selezionatori saranno più inclini a vederti sicuro e fiducioso in te stesso.

Col fine di poter controllare questi vostri atteggiamenti, non è raro che per i colloqui vengano prese delle particolari misure che possono sembrare frutto del caso, ma che in realtà non lo sono.

Ad esempio:

  • è spesso preferita una stanza lunga in modo da poter osservare la gestione della “passerella”, dall’entrata fino alla scrivania;
  • l’utilizzo di tavoli di vetro, proprio per poter osservare il movimento delle gambe;
  • posizionare la vostra sedia esattamente di fronte alla finestra, dalla quale entrerà una fastidiosissima luce che metterà a dura prova i vostri nervi fino alla fine del colloquio.

Le domande a cui dovreste rispondere (conosci te stesso)

Vi sono una serie di domande, ritenute scomode, e per questo molto frequenti, che il recruiter fa per testare la vostra prontezza e la vostra tenacia. In questi casi non vi sono risposte giuste o sbagliate, quello che in questi momenti ricercano in voi è  sicurezza, consapevolezza e determinazione.

Fra le domande più comuni annotiamo : “Parlami di un fallimento nella tua vita”, “Dimmi tre punti di forza e tre punti di debolezza che ti caratterizzano”, “Descriviti in una parola”, “Perché vuoi entrare in questa azienda?”. A questo tipo di domande è bene rispondere sempre in modo attinente e conforme alla carica e al ruolo che vuoi ricoprire, associa ad ogni tua debolezza una strategia correttiva che stai mettendo in atto e quando parli  di te cerca di non toccare fatti personali, resta il più possibile nell’ambito formativo-professionale.

Le domande che dovreste porre (conosci l’azienda)

Un fattore che sembrerà banale ma che risulta apprezzatissimo, al quale spesso non si dedica tempo sufficiente dandolo per scontato, è la conoscenza più o meno approfondita dell’azienda, della sua organizzazione e delle sue attività. Le domande sono gradite dai selezionatori, ma attenzione! Non chiedete quale ruolo andrete a ricoprire o cosa vi faranno fare, questo dovreste già averlo chiaro in testa. Piuttosto è opportuno domandare le possibilità di crescita che vi sono nel ruolo che intendete ricoprire, e al momento opportuno, perché no, anche le possibilità di guadagno che vi si prospettano. Mostratevi consapevoli e ambiziosi.

Gli ultimi particolari

Infine, ecco alcuni piccoli accorgimenti che puoi prendere affinché tutto vado per il meglio:

  • mettere sempre il deodorante, ma non il profumo. Quest’ultimo è molto personale e potrebbe non piacere al selezionatore che di conseguenza potrebbe infastidirsi e indisporsi nei vostri confronti;
  • portare sempre un fazzoletto in tasca per poter starnutire. I recruiter sono molto attenti, non sarebbero affatto felici di stringerti la mano un secondo dopo che tu abbia starnutito senza un fazzoletto o dopo che ti sia passato una mano sui capelli, che è un altro atteggiamento da evitare per motivi igienici;
  • arrivare con 15 minuti di anticipo; è il tempo giusto per essere pronti, concentrati e meno trasandati;
  • spegnere il cellulare;
  • portare con sé una carpetta con una copia del proprio CV, oltre ad una penna ed un block notes;
  • mostratevi sempre vogliosi di apprendere.

Fai buon uso di questi consigli, sfruttali al meglio e… in bocca al lupo per il prossimo colloquio!


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